Il “corno” visto dal Molo San Vincenzo – il lungomare luogo della cultura e dell’identità marittima

di Massimo Clemente

Il corno sul lungomare ha ravvivato, per qualche giorno, lo stanco dibattito di chi nutre ancora qualche speranza per il futuro di Napoli e cerca in qualche modo di contribuire a migliorare le cose. Dalle isole alla costiera, dalla Sardegna alla Grecia, in Calabria e Basilicata, in Abruzzo e Trentino, si sono registrate nette prese di posizione a favore o contro il corno, sui social network e sui giornali, con equa distribuzione delle contrapposte opinioni.

Se è vero come è vero che il Molo San Vincenzo è la naturale prosecuzione del lungomare, al di là delle sterili contrapposizioni, il corno offre l’occasione di una serie di riflessioni sul waterfront urbano e, più in generale, sul rapporto della città con il mare.

Il punto cruciale su cui si vuole richiamare l’attenzione è la scelta del corno come immagine rappresentativa del lungomare come spazio pubblico per la popolazione, luogo e simbolo dell’avvicinamento al mare da parte di tutti i cittadini della città e della provincia.

Il corno è in sintonia con le motivazioni alimentar-popolari che da qualche anno attraggono sul lungomare migliaia di persone più interessate a mangiare pizza e mozzarella che a godere di un suggestivo tramonto ascoltando il mare che parla con le sue onde.

Si dirà che questo è ciò che vuole la stragrande maggioranza dei cittadini, che siamo in democrazia e, quindi, la maggioranza vince. Si dirà che le critiche sono frutto di visioni radical chic di intellettuali snob che hanno la fortuna di vivere in case con vista sul mare.

La questione non è così banale perché implica la visione che si ha dello spazio pubblico che collega la città al mare a Napoli come a Barcellona, New York, Marsiglia, Genova, ecc.

Le città di mare hanno una forte identità marittima che si esprime proprio dove acqua e terra s’incontrano ponendo il tema progettuale della valorizzazione del waterfront, non solo nelle aree portuali ma lungo tutta la costa urbana. Il waterfront non è uno spazio pubblico da riempire e animare ma il luogo della memoria e della cultura marittima da interpretare e rappresentare attraverso forme e funzioni adeguate.

La comunità urbana deve riscoprire la sua identità marittima e farne uno strumento di crescita culturale, civile e, perché no, economica. Da Vigliena a La Pietra passando per il Molo San Vincenzo, il lungomare di Napoli deve essere interpretato come un grande museo diffuso dell’identità marittima, privilegiando la qualità delle iniziative piuttosto che la quantità.

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